Sinossi Il viaggio inizia sul far del giorno, in una struttura industriale recuperata di Berlino, dove i membri della compagnia teatrale protagonista del film salgono a bordo del pullman che li porterà a destinazione, nella profonda Polonia. Durante il lungo viaggio, l’occhio amichevole e discreto della macchina da presa inizia a prendere contatto ravvicinato con i vari membri della compagnia, ognuno, a suo modo, racconta qualcosa di sé, del proprio ruolo all’interno della compagnia, di quello che il gruppo e il regista, rappresentano per lui, le aspettative di quel viaggio. Un lungo viaggio fino a notte inoltrata, finalmente si arriva a Lublino. La mattina seguente subito in scena per provare lo spettacolo ispirato alla Classe Morta di Kantor: nel teatro della compagnia polacca ospitante è tutto concitato e convulso fino alla andata in scena. Accompagnati dalle note delle canzoni che compongono l’ultima parte dello spettacolo, gli attori risalgono sul loro pullman: prendono posto e il pullman riparte… si allontana nel paesaggio innevato fino a scomparire. Un susseguirsi di immagini, di paesaggi silenziosi… coperti di neve… il motivo musicale “del viaggio”… i loro riflessi sul vetro dei finestrini. Quindi il pullman si ferma… Arrivati ad una tappa prevista nel viaggio di ritorno, una visita/pellegrinaggio al campo di concentramento di Majdanek, luogo in cui, in particolare furono sterminati oltre agli ebrei, tutte quelle categorie considerate rifiuti della società, come zingari, omosessuali… e naturalmente “handicappati”. Si visitano le diverse sezioni… primi piani dei loro volti silenziosi, le loro espressioni sospese, i loro sguardi concentrati… sotto gli occhi di uno di loro si sovrappone… in una lenta dissolvenza incrociata, l’immagine delle ciminiere dell’inceneritore del campo all’immagine rassicurante e famigliare della ciminiera della fabbrica del loro teatro. Irrompono coloratissimi flash del loro ultimo spettacolo, MultikultiTango, alla fine del quale la compagnia saluta il pubblico festante. Nel teatro vuoto e ormai silenzioso, le luci iniziano a spegnersi, gli interruttori scattano, il buio inizia a raccogliersi intorno ad un ultimo personaggio rimasto sulla scena: è Olaf, un attore non vedente che ha preso parte allo spettacolo. La sua figura altera e aristocratica da principe nordico ora è intercettata solo da un cono di luce rimasto acceso. Dalla giacca le sue poderose mani tirano fuori un flauto e sommessamente inizia a suonarlo: è la frase musicale che avevamo già udito precedentemente suonata anche dalle campane della fabbrica. Poi si interrompe… ruota lentamente il viso, fino a che i suoi piccoli, azzurrissimi occhi vitrei non intercettano per un solo significativo instante il nostro obbiettivo: quindi si sente l’ultimo scatto di interruttore: BUIO –

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